Intervento al seno e cicatrici

Paure infondate

Anche a costo di non realizzare il proprio desiderio, alcune donne ritardano indefinitamente un intervento al seno per paura, e non dell’anestesia o di altri fattori oggettivamente impressionanti, quanto per timore delle cicatrici. Dalla preoccupazione infondata che le ferite possano in qualche modo riaprirsi all'angoscia che possano rimanere segni permanenti sul seno, ogni donna ha le sue ansie. Tuttavia i chirurghi plastici estetici e la scienza medica si sono impegnati per decenni per applicare le tecniche più avanzate e sviluppare i migliori materiali al fine di ottenere incisioni efficaci con esiti cicatriziali minimi, curando anche la sede dell'incisione per nascondere in modo soddisfacente i segni dell'intervento.

Come si formano le cicatrici

Ogni taglio o ferita della pelle provoca naturalmente una cicatrice: la pelle si infiamma e alcune cellule si coagulano per bloccare la perdita di sangue. Il corpo allora crea nuovi capillari per portare sangue ricco di ossigeno alla ferita: il sangue scorre appena sotto la superficie dell’epidermide ed ecco che il taglio si arrossa e la cicatrice assume il tipico colorito rosato. A questo punto le cellule che producono collagene si organizzano per ricreare la pelle come fosse un tessuto. Dopo mesi i capillari non più necessari si riassorbono, la pelle si appiattisce e la cicatrice diventa quasi invisibile. Purtroppo a volte la cute non reagisce positivamente e il processo di cicatrizzazione si altera. In generale le donne con l'incarnato più scuro hanno più difficoltà di cicatrizzazione rispetto a quelle con la pelle chiara. In alcune zone del seno le cicatrici tendono a risultare meno evidenti: ad esempio sono poco evidenti nella zona periareolare, a causa del colore scuro dell'areola che contrasta con l'epidermide chiara della mammella, e nella zona del solco sottomammario, in cui fra l'altro rimangono nascoste in una piega naturale.

I laser, la soluzione alle cicatrici patologiche

In rari casi, circa 2 pazienti su 100, le ferite non cicatrizzano bene: sono le cicatrici dette ipertrofiche e cheloidi, caratterizzate da un’eccessiva produzione di vasi e collagene che appaiono molto arrossate, scure, pruriginose e a volte dolenti; oppure le cicatrici ipotrofiche, larghe e depresse con pelle morbida e sottile. I deficit di cicatrizzazione nascono a causa di malattie, il diabete ad esempio, ma spesso sono originati da una predisposizione naturale, vale a dire che la pelle tende spontaneamente a non cicatrizzare bene. In questi casi la migliore tecnica di sutura chirurgica e l'esperienza dello specialista non possono prevenire una brutta cicatrice. Lo stesso chirurgo plastico, però, potrà aiutarvi proponendovi di asportare la cicatrice chirurgicamente o con il laser. In particolare il laser CO2 frazionato microablativo abbinato a radiofrequenza permette un ottimo miglioramento della qualità del tessuto cicatriziale, confondendo la cicatrice con i tessuti circostanti, mentre favorisce la produzione di collagene per il rinnovamento dell'epidermide.

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