Mastoplastica Additiva e posizionamento delle protesi

Posizionamento sottoghiandolare e sottomuscolare

Un intervento di mastoplastica additiva prevede l'impianto di protesi mammarie in posizionamento sottoghiandolare o sottomuscolare.

Per comprendere meglio, ripassiamo l’anatomia del seno: quello che noi chiamiamo seno è la ghiandola mammaria. Ogni donna ha due grosse ghiandole sul petto “appoggiate” sulla parte superiore del più grande muscolo toracico, il grande pettorale. Nel caso di un posizionamento sottomuscolare il chirurgo plastico estetico inserisce la protesi sotto il pettorale mediante lo scollamento del muscolo; al contrario, se l’impianto è sottoghiandolare, la protesi sarà posizionata tra la ghiandola e il muscolo. Premesso che la parte più bassa della protesi è sempre sotto ghiandola e il posizionamento sottomuscolare si riferisce alla copertura della parte superiore, ognuna delle due metodiche ha vantaggi e svantaggi da valutare caso per caso.

Vantaggi e rischi sulla bilancia

Genericamente parlando, il posizionamento sottoghiandolare è la tecnica meno invasiva e con tempi di recupero più rapidi. La condizione essenziale per questo tipo di impianto è la presenza di una sufficiente copertura di tessuto, altrimenti aumenta il ischio di "vedere" la protesi. In un posizionamento sottomuscolare, invece, la visibilità della protesi è un rischio residuo, perciò è la tecnica più adatta a donne magre o con spessore della cute sottile. Tuttavia è più difficile il controllo della forma della mammella, che tenderà anche a modificarsi con la contrazione muscolare. Nel tempo è anche possibile uno spostamento laterale e un allargamento dello spazio tra le mammelle. È una tecnica più invasiva e con tempi di recupero superiori. L’intervento di mastoplastica additiva, quale che sia il posizionamento delle protesi, prevede un’anestesia generale con ricovero per una notte; l’anestesia locale con sedazione è quasi sempre sconsigliata.

Una scelta da affidare allo specialista

La visita preoperatoria è essenziale per raccogliere tutte le informazioni necessarie, perché molte donne si fanno confondere dalle chiacchiere dei blog o abbagliare dalle mode. Ad esempio a lungo ha prevalso il posizionamento sottomuscolare solo perché utilizzato negli Stati Uniti (ma negli USA si usano protesi in soluzione salina, in Europa no).

Per rispondere ad ogni esigenza e ottimizzare il risultato, il chirurgo ha a disposizione anche numerose varianti tecniche: il posizionamento ghiandolare puro, ormai in disuso; il sottofasciale che prevede l’inserimento tra il muscolo pettorale e la fascia che lo ricopre, una tecnica vantaggiosa perché riduce la palpabilità dei margini della protesi e l’incidenza di contrattura capsulare; infine tre tipi di Dual Plane, una tecnica complessa, e quindi costosa, che consente di posizionare la protesi in parte in posizione sottoghiandolare ed in parte in posizione sottomuscolare.

In questo panorama di metodiche sanitarie e dettagli tecnici, un chirurgo di fiducia è la bussola per conseguire la meta in sicurezza e con pieno appagamento.

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